The Danish Girl e il fenomeno transessuale degli anni ’20

L’audacia di Einar Wegener e il lungo percorso verso la scoperta della propria identità

Il film, tratto dal romanzo “La Danese”, scritto nel 2000 da David Eberschoff, racconta la storia vera del pittore danese Einar Wegener (Eddie Redmayne), uno dei primi a far parte del fenomeno transessuale degli anni ’20 ed il primo a sottoporsi all’intervento chirurgico di riassegnazione sessuale. Il lungometraggio è ambientato tra Copenhagen e Parigi tra il 1926 e 1931.

Un giorno Gerda (Alicia Vikander), la moglie di Einar, anche lei pittrice, gli chiede di sostituire la sua modella e di vestirsi come una donna per poter finire il dipinto che stava realizzando. Einar, all’inizio titubante, si lascia trascinare da questo gioco innocente, scoprendo pian piano la donna che c’era sempre stata dentro di lui.

Da qui inizierà una doppia vita, assumendo un altro nome, Lili Elbe. A Parigi, il protagonista transgender, potrà esprimere a pieno la sua identità, evidenziando sempre di più la sua trasformazione, grazie ad un ambiente meno conservatore, patria della libertà di espressione. Molto commovente, oltre al cambio d’identità di Einar, è il rapporto con la moglie Gerda, che resta al suo fianco nonostante le difficoltà nell’accettare i cambiamenti.

I costumi, realizzati dal costumista spagnolo Paco Delgado hanno un ruolo centrale in The Danish Girl, soprattutto per il valore simbolico che assumono nel raccontare la storia e la personalità di Lili Elbe. In più, riflettono la rivoluzione della moda dell’epoca, periodo in cui corpetti e crinoline vengono rimpiazzati da abiti più comodi che scoprivano parti prima nascoste del corpo femminile, grazie a stilisti come Jeanne Lanvin, Coco Chanel e Paul Poiret.

Dipinto di Gerda Wegener

Per inventare i costumi Delgado ha studiato i più importanti stilisti dell’epoca, ed ogni personaggio ha delle caratteristiche ben precise che rispecchiano lo stile riconoscibile, reinterpretato. Per la realizzazione dei modelli gran parte dell’ispirazione viene dalle opere di Gerda Wegener e Lili Elbe stesse. Delgado, ha cambiato leggermente i colori per dargli un tono più delicato e leggero.

Il costumista e il regista del film sono andati a Copenaghen, per farsi un’idea del clima e dell’architettura della città, e cercare vestiti e accessori dell’epoca. Gli abiti e i tessuti degli anni Venti erano molto rovinati dal passare del tempo e anche perché venivano spesso tagliati e impiegati per confezionare nuovi vestiti. In più si usavano tessuti troppo leggeri e spesso le decorazioni di ricami e perline, anche solo per il peso, rovinano gli abiti vintage, che si trovano quasi sempre pieni di buchi e strappi.

Hanno quindi comprato abiti e tessuti dell’epoca, li hanno smembrati e ricomposti nei costumi del film, infatti il 95% degli abiti sono stati realizzati appositamente per il film, in più ne ha riproposto fedelmente soltanto uno, quello indossato da Einar nella scena in cui posa per la moglie nei panni della ballerina Ulla. In più, Redmayne e Vikander erano troppo alti per indossare gli abiti delle donne dell’epoca, che erano molto piccole e minute.

Lili in una scena iniziale del film

Attaverso i costumi realizzati per Lili, si può vivere l’intero viaggio del cambiamento del protagonista. Il senso di costrizione che si avverte anche attraverso gli abiti, finisce per trasformarsi in libertà assoluta, simboleggiata da tessuti più leggeri e impalpabili. I primi vestiti di Einer, ancora da uomo, rispecchiano l’ambiente austero e conservatore dell’epoca: linee molto rigide, colletti alti e serrati, tessuti pesanti, grigi, neri e blu molto scuri.

Mentre, quando la coppia si trasferisce a Parigi, Elbe può indossare gli abiti da donna che desidera, esprimendo la sua personalità: i colori degli abiti diventano caldi, brillanti e luminosi, mentre i tessuti si fanno leggeri, come seta e chiffon, per permettere la libertà di movimento. All’inizio Lili sceglie un abito teatrale, appariscente, ha un rossetto molto acceso e un’acconciatura evidente; con lo scorrere del tempo, sentendosi più a suo agio. Lili in questo momento di transizione indossa molti robe de style alla Lanvin: abiti molto teatrali e spettacolari, stretti in vita e con ampie gonne.

Nelle scene finali, come la moglie, anche Lili Elbe assume uno stile più vicino a Chanel, a indicare una maggiore fiducia in se stessa, attraverso uno stile più moderno, di una donna che non esagera. In particolare, il suo ultimo completo anche se è un capo maschile, lo porta già come una donna, scegliendo pantaloni larghi, tessuti fluidi e tinte vivaci.

Lili con un look dopo il suo cambiamento

Tra i capi più iconici dei costumi ci sono le numerose sciarpe indossate da Elbe per mascherare il pomo d’Adamo, fattore di vergogna. E’ proprio una sciarpa che in una delle scene finali vola via scoprendole il collo, momento in cui la protagonista è definitivamente se stessa.

La ballerina Ulla

I vestiti della ballerina Ulla (Amber Heard), amica molto stretta della coppia, sono ispirati a quelli di  Paul Poiret, infatti, i colori sono molto vivaci, e ci sono diversi orientalismi. Il costumista ha pensato di ispirarsi al famoso artista e designer per diversi motivi, ma soprattutto perché essendo una ballerina ha voluto rievocare attraverso il suo personaggio, la passione di Poiret per i costumi dei Balletti Russi, di Sergej Diaghilev.

Gerda in una scena del film

Anche Gerda, inizialmente, come il marito, indossa tessuti pesanti e abiti decisamente più scuri, più austeri. Ma, quando arriva a Parigi e diventa un’importante illustratrice di moda, inizia ad indossare abiti molto pratici e senza corsetto, con chiari riferimenti alla moda lanciata negli anni ’20 da Coco Chanel.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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