Charles Knode e Michael Kaplan in Blade Runner

Un viaggio a caccia di androidi

Oltre che ad essere apprezzato per la trama e per la sceneggiatura, Blade Runner ha catturato l’attenzione anche per i suoi costumi, scelti da Charles Knode e Michael Kaplan. Il film realizzato nel 1982,  è considerato uno dei migliori lungometraggi di fantascienza della storia del cinema. E’ stato diretto da Ridley Scott ed è ispirato al romanzo del 1968 “Il Cacciatore di Androidi”, di Philip K. Dick.

La trama ruota attorno ad un gruppo di androidi, recentemente evasi e nascostisi a Los Angeles e al poliziotto Rick Deckard (Harrison Ford), ormai fuori servizio, che accetta un’ultima missione per dare loro la caccia. Gli androidi rappresentati dai replicanti, con le stesse sembianze dell’uomo, vengono abitualmente fabbricati e utilizzati come forza lavoro nelle colonie extra-terrestri. Coloro che tornano sulla terra illegalmente vengono “ritirati” da agenti speciali chiamati Blade Runner.

Le scene retro futuriste sono ambientate nel 2019 in una Los Angeles distopica, avvolta dalla nebbia prodotta dall’inquinamento. Il pianeta Terra, a causa del sovraffollamento, è diventato invivibile. Chi può si trasferisce nelle Colonie Extramondo, mentre sulla Terra rimangono coloro che sono stati scartati, perché malati, alla visita medica preliminare al trasferimento nello spazio o, coloro che non possono permettersi il viaggio. La vita animale e vegetale è pressoché scomparsa. Le strade, rese luride dalla pioggia, sono piene di veicoli e di persone di ogni etnia, anche se è nettamente predominante la componente asiatica.

In città si parla il Cityspeak, uno slang plurilinguistico e multietnico, probabilmente rappresentazione perfetta degli effetti del crescente fenomeno della globalizzazione. Oltre che ad essere apprezzato per la trama e per la sceneggiatura, Blade Runner ha catturato l’attenzione anche per i suoi costumi, scelti da Charles Knode e Michael Kaplan, grazie ai quali si è riuscito a rappresentare in maniera sublime il contrasto tra passato e futuro e, tra sicurezza e decadenza.

Diversi sono gli stilisti che in passato hanno reinterpretato piccoli dettagli estetici o interi look dei protagonisti, probabilmente anche a causa del ritorno di un grande interesse verso la tendenza sci-fi. Uno di quelli che sicuramente ha ripreso abbondantemente lo stile “dystopian-punk del film, è stato Alexander Wang, riproponendolo in diverse collezioni anche a distanza di qualche anno. È interessante analizzare l’abbigliamento dei personaggi principali, soprattutto per via delle influenze della moda degli anni ’40, che contaminano lo stile futuristico rendendo tutto molto più realistico e vivido.

Lo stile di Deckard, il personaggio principale interpretato da Harrison Ford, è abbastanza semplice e non sembra in alcun modo futuristico, piuttosto retrò. Indossa sempre abiti scuri e l’iconico trench lungo da detective. Il look rispecchia esattamente un uomo stanco del mondo, ed è ispirato interamente ai personaggi tipici dei film noir.

Rachel (Sean Young) è la replicante di cui Deckard si innamora, ed è il personaggio che più rappresenta contemporaneamente passato e futuro. Infatti, le sue silhouette sono innegabilmente scultoree, ma allo stesso tempo i suoi costumi evocano una certa storicità che non si nota nelle altre replicanti, strettamente ispirati anche loro ai film noir degli anni ’40, evocando un forte senso di nostalgia.

Rachel

Subisce una trasformazione graduale, infatti, inizialmente quando arriva nell’ufficio di Eldon Tyrell, per sottoporsi ad un test, ha una personalità molto artefatta, data dal trucco molto pesante, che la rende decisamente una Femme Fatale.

In più indossa un completo nero con delle spalline molto imbottite che servono a conferirgli un aspetto piuttosto robotico, accentuato dal suo modo di camminare, in contrasto con il taglio dei capelli, che ricorda gli anni ’40. Nelle scene successive ripropone ancora questo stile, sfoggiando ad esempio una pelliccia con un collo che si estende ben oltre la testa.

Indossa anche guanti di pelle nera e una borsa dall’aspetto costoso, che la mostra come una donna benestante e materialista. Il cambiamento fittizio da replicante ad umana avviene nell’ultima scena, nell’appartamento di Deckard, dove indossa un vestito grigio con delle spalline piatte e un trucco molto più naturale. La sua umanizzazione e liberazione vengono rappresentate in maniera chiara quando si scioglie i capelli.

Pris con un look da sensuale replicante

La replicante Pris (Daryl Hannah) ha un aspetto da prostituta, lo si può capire dal collare di metallo intorno al collo, dal suo abbigliamento estremamente succinto, in particolare dalle calze a rete strappate e sostenute dalle giarrettiere. È stata concepita come “modello di piacere” per servire i soldati nei campi militari extra-mondo.

Il trucco intorno agli occhi, caratterizzato dallo spruzzo di vernice nera, la rende una donna non umana, quasi una bambola artificiale. La decadenza è rappresentata dalle unghie annerite e dalla pelle chiara in netto contrasto con i suoi capelli biondo platino.

Primo piano di Zhora 

Anche lei è una replicante che lavora come spogliarellista nel locale “The Snake Pit”. Ha una forte presenza sessuale ma appare anche fisicamente e mentalmente dura. L’apparente trasformazione di Zhora (Joanna Cassidy) da una donna di estrema bellezza ad una bestia si realizza attraverso i costumi.

Quando si esibisce nel night club ha il corpo quasi interamente nudo e ricoperto solo da alcune paillettes colore oro che rendono la sua pelle disumana, ma non ha un look estremamente futurista. Subito dopo la sua esibizione, invece, emerge la vera natura del personaggio, che ora indossa alti stivali neri con punte di metallo, un reggiseno nero e un impermeabile trasparente di plastica, molto “cyberpunk”.

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